Da Plzeň al primato di ‘clean sheets’ in Premier League: Petr Čech, il prodigio ceco

Sin dai primi passi mossi nel settore giovanile del Viktoria Plzeň, la squadra della sua città, lo si capiva: Petr Čech era destinato a diventare un calciatore di livello mondiale.

Il piccolo Petr entra a far parte della cantera rossoblu alla giovane età di 7 anni; qui fa tutta la trafila del settore giovanile, prima di essere ceduto inspiegabilmente al Chmel, nonostante le sue grandi doti. Una scelta che premia il coraggio dei dirigenti del club di Blšany, che intravedono grandi qualità nel giovane portierino e decidono di affidarsi a lui nella prima stagione di Gambrinus Liga.

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DALLA REPUBBLICA CECA AL CHELSEA

Il talento di Cech è purissimo e due stagioni più tardi lo Sparta Praga non si lascia scappare l’occasione assicurandosi le sue prestazioni. Solamente 13 gol subiti in 27 presenze, ma soprattutto il nuovo record di imbattibilità del massimo campionato ceco (855 minuti) ancora imbattuto: Čech conquista le prime pagine dei quotidiani cechi. Le sue prestazioni non passano inosservate all’estero, con il Rennes che lo nota e stacca un assegno da 5 milioni di euro per portarselo in Bretagna. Altri due anni di ottimo livello in Ligue 1, che risultano un vero e proprio trampolino di lancio per la sua carriera: José Mourinho arriva sulla panchina del Chelsea e decide di portare allo Stamford Bridge il portiere di Plzeň per 13 milioni. Un investimento importante per lo Special One, che riesce ad acquistare il portiere 22enne proprio prima dell’Europeo. Un azzardo che si rivelerà giusto con Čech nominato miglior portiere della competizione; la sua Repubblica Ceca si ferma solamente in semifinale, al cospetto della Grecia campione d’Europa.

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Dopo l’esperienza dell’Europeo, Cech arriva nel Regno Unito consapevole d’essere inizialmente una riserva. Ma l’infortunio di Cudicini “costringe” Mourinho a schierarlo dal primo minuto: il portiere ceco stupisce ancora una volta tutti, stabilendo un nuovo record di 1024 minuti senza subire gol: è l’inizio di una lunga ascesa professionale. All’ombra del Tower Bridge, Petr vince 3 Premier League, 4 Coppe d’Inghilterra, 2 Coppa di Lega, 2 Community Shield; egli riesce a conquistare anche due trofei in campo europeo. Stiamo parlando della Champions League, conquistata ai calci di rigore nella stagione 2011-2012, ai danni del Bayern Monaco padrone di casa nella finale secca disputata all’Allianz Arena, e dell’Europa League vinta l’anno seguente contro il Benfica. Čech diventa pian piano lo sponsor per eccellenza del calcio ceco nel mondo (al pari di Rosicky), vincendo inoltre per 6 volte il titolo di “Calciatore Ceco dell’anno” ed entrando stabilmente tra i 5 migliori portieri del mondo.

L’INFORTUNIO

Ma nell’ottobre 2006, un gravissimo infortunio lo costringe a un lungo periodo di stop forzato. Durante l’incontro di FA Cup tra il suo Chelsea e il Reading, Čech si scontra con l’attaccante avversario Hunt, riportando un forte trauma cranico con tanto di frattura. Nelle prime battute si è temuto il peggio, con l’ingresso sul terreno di gioco di maschere dell’ossigeno e le procedure di rianimazione da parte dello staff medico. Da lì, la corsa in ospedale ad Oxford, dove viene operato la sera stessa. In pochi attimi, Cech non solo ha rischiato la carriera ma anche la sua vita, salvata da un eccellente equipe di medici.

L’incidente ha inizialmente lasciato strascichi a livello professionale, con un rendimento sempre più in calando. La carriera di Čech sembrava dunque volgere al tramonto, ma la grande forza di volontà dell’estremo difensore e il caschetto di sicurezza gli hanno permesso di affrontare le paure e rialzarsi tornando ad essere un grandissimo estremo difensore.

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IL PERIODO DI CRISI E LA RINASCITA

Il ritorno sulla panchina del Chelsea di Jose Mourinho non è stato di certo d’aiuto. “O’ Mago de Setúbal” ha nelle sue avventure al Real Madrid e poi al Chelsea colpito duramente portieri di livello mondiali: è il caso di Iker Casillas, che Mourinho ha relegato in panchina per motivi ancora non troppo chiari. C’è chi parla di punizione per uno sgarbo mediatico della Carbonero, giornalista e compagna del portiere, e chi di duro colpo inflitto allo spogliatoio delle Merengues da parte del tecnico per imporre la propria autorità. Quella di Čech sempre essere una storia molto simile a quella del portiere iberico. Già, perché il tecnico portoghese ha deciso di far terminare l’egemonia tra i pali del gigante ceco dopo 10 anni per far posto a Thibaut Courtois. Čech ha così deciso di accettare la corte di Arsène Wenger e trasferirsi dall’altra parte di Londra, all’Arsenal. Dal canto loro i tifosi dei Blues considerano Čech un vero e proprio idolo e hanno accettato mal volentieri il trattamento riservato da Mourinho all’ormai ex numero 1 della nazionale ceca. Dalle parti dello Stamford Bridge, Petr rappresenta una vera e propria istituzione, essendo uno degli artefici di tante vittorie, ma soprattutto della conquista della prima Champions League della storia, che i tifosi difficilmente dimenticheranno.

Arrivato all’Emirates Stadium nel mercato estivo 2015 per una cifra vicina ai 14 milioni di euro, Petr Čech ha già collezionato 50 presenze con la maglia dei Gunners, conquistando una Community Shield all’inizio della scorsa stagione battendo per 1 a 0 proprio il Chelsea. Nella scorsa stagione egli è inoltre riuscito a diventare il portiere meno battuto di sempre in Premier League: con il match tra Arsenal e Bournemouth, terminato 2-0 in favore dei londinesi, l’estremo difensore ceco ha mantenuto involata la sua porta per la 170esima, staccando nella classifica dei ‘clean sheets’ David James e diventando così il portiere che nella storia del campionato inglese per più volte è riuscito a non subire gol in una singola partita.

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Un record, figlio ovviamente in grande parte della lunga permanenza al Chelsea, che mostra ancora una volta il talento del 34enne: Čech non ha subito gol nel 35% delle partite giocate in Premier League. Un dato straordinario, che egli proverà ad aumentare fino al giugno 2019, quando scadrà il suo contratto e probabilmente appenderà le scarpette al chiodo.

IL RITIRO DALLA NAZIONALE

Il portiere di Plzeň ha chiuso la sua avventura, durata 14 anni, con la maglia della Repubblica Ceca. “Mi reputo un perfezionista e dunque non voglio iniziare le cose che non so se sono in grado di portare fino in fondo. Mi piace fare le cose al cento per cento. Sarebbe molto peggio, secondo il mio punto di vista, concludere a metà il percorso (qualificazioni verso i Mondiali in Russia 2018, nda) e oggi non mi sento in grado di assicurare la mia presenza per altri 2 anni. Si chiude così un bellissimo capitolo della mia carriera“. Una decisione dolorosa, presa già prima dell’Europeo in Francia, ma necessaria all’alba dei 35 anni.

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